MUSEO ISO RIVOLTA, L’APPELLO, “NON ABBANDONATE IL PROGETTO.

Il progetto per realizzare il Museo Iso Rivolta, di cui si parla oramai da quasi diciassette anni, è in bilico. Il comune di Bresso, a nord di Milano, nel cui territorio sorgevano gli stabilimenti Iso che dovrebbero essere trasformati in esposizione, sembrerebbe infatti intenzionato ad appaltare a privati la gestione di questa riconversione, allontanando così di fatto la possibilità di creare uno spazio dedicato al marchio.
In origine erano tre. La faccenda è piuttosto complessa e merita un passo indietro. Sino a fine 2000, quando un gruppo di appassionati costituisce un’associazione, il Comitato Iso Millennium, che presenta all’amministrazione di allora un progetto per riqualificare gli ex stabilimenti Iso Rivolta, in disuso dal 1975. L’idea è di farci tre cose: nella fabbrica vera e propria, un museo e un ristorante, nell’ala opposta un’enorme sala polifunzionale, collegando poi questi due spazi con un capannone aperto di 1.000 metri quadri in cui organizzare incontri di auto e moto d’epoca, esposizioni o altri eventi comunque coerenti con la storia del luogo. Fallimenti di imprese costruttrici e avvicendamenti di giunte comunali hanno portato l’attuale amministrazione a concentrarsi sulla sola parte multifunzionale (quella meno legata alle origini del sito) e a girarne per di più a terzi, con una regolare gara d’appalto, il completamento e la gestione.
Appello a cittadini e appassionati. A questo punto le parti più “automobilistiche” del progetto rischiano di non vedere mai la luce. Questa, quantomeno, è la preoccupazione di IsoMillennium, che lancia un appello a cittadini e appassionati perché contattino il Comune (alla e-mail segreteria.istituzionale@bresso.net) chiedendogli di tornare sui suoi passi. Ovviamente, molto dipenderà da chi si farà avanti, entro il prossimo autunno, chiedendo di partecipare al bando, ma il rischio di perdere il senso storico dell’operazione originaria esiste. Peraltro, il recente riallestimento del museo Alfa Romeo di Arese e la presenza, a poca distanza, dell’autodromo di Monza pone il potenziale museo Iso Rivolta in una posizione strategica per completare un percorso storico sull’automobilismo milanese.

La voce del Comune. Ugo Vecchiarelli, da giugno 2013 a capo dell’attuale giunta di centro-sinistra, non è insensibile al richiamo del Comitato: conferma l’interesse della sua amministrazione a riqualificare l’intera area, peraltro centralissima, che da ottobre 2014 già ospita un ufficio postale e dal 2016 un parcheggio di 150 posti, e addossa alle difficoltà finanziarie la sua resistenza ad andare avanti sull’idea del museo: “Rispetto a sedici anni fa”, spiega, “le capacità di indebitamento degli enti locali si sono purtroppo molto assottigliate. E un museo non è un’impresa facile da gestire. A noi servono due cose: soldi (se qualche privato intendesse dare un contributo, ne parleremmo ben volentieri) e mezzi, intesi come auto e moto con cui creare questa ipotetica esposizione permanente. Non più tardi di un anno fa la famiglia Rivolta non si è dimostrata interessata a rendere disponibile la propria collezione allo scopo. Io, tuttavia, resto fiducioso e spero che qualcosa cambi”.
Dagli scooter alla F.1. Legato soprattutto all’Isetta, la geniale microcar a ovetto del 1953, il marchio Iso è stato in realtà uno dei più prolifici del panorama industriale italiano nel periodo che dall’immediato anteguerra va sino alla metà degi anni Settanta. Nata nel 1939 come Isothermos (al tempo costruiva piccoli termosifoni), la Iso costruì nel dopoguerra frigoriferi (consegnati con quattro anni di garanzia, a testimonianza della loro qualità), scooter e motocarri. A metà degli anni ’50, il 10% della popolazione di Bresso lavorava alla Iso, i cui capannoni erano stati ricavati nell’immenso parco della villa (ex conti Patellani) che il commendator Renzo Rivolta, proprietario dell’azienda, aveva acquistato nel 1941. Tra il 1954 e il 1969 il comprensorio integrò persino una pista di prova di 750 metri con tanto di curva parabolica. C’erano anche dei passaggi sotterranei che collegavano le varie aree. Nel 1962 arrivarono le granturismo i cui motori di origine americana venivano “abbigliati” dai grandi della carrozzeria italiana (Giugiaro, Bertone, Gandini, Ghia). Senza trascurare il motorsport, sia a due sia a quattro ruote: dalla Milano-Taranto con le moto alle Isetta impegnate alla Mille Miglia, alla 24 Ore di Le Mans alla F.1, con la Iso-Marlboro capitanata da Frank Williams, progettata da Giampaolo Dallara e pilotata dai Merzario, Ickx, Lafitte. Saranno proprio i costi esorbitanti dell’impegno sportivo, assieme alla crisi petrolifera del 1973, a mettere in ginocchio la Iso Rivolta oramai unicamente concentrata sulla produzione di poche, prestigiose granturismo : il 31 dicembre 1974 l’azienda chiude infatti i battenti. Quattroruote